18.2.13

Kiki de Montparnasse





Figlia illegittima, ebbe un'infanzia poverissima e venne affidata alla nonna fino all'età di 12 anni, quando raggiunse la madre a Parigi.
Modella, futura pittrice essa stessa, cantante, iniziò a posare nuda da modella a soli 14 anni, incontrando le prevedibili opposizioni della madre. Un giorno sua madre irruppe nell' atelier dove stava posando nuda e le proibì di tornare a casa. Iniziò un periodo di cui si hanno scarse informazioni, caratterizzato da una notevole instabilità abitativa.
Comunque in seguito Kiki divenne, grazie alla sua bellezza e il suocarattere anticonformista, amica degli artisti della Parigi degli anni '20, interpretando tra l'altro alcuni film nel ruolo della donna perduta e posando per dozzine di artisti, inclusi Chaim Soutine,  Tsuguharu Foujita, Francis Picabia, Jean Cocteau, Arno Breker, Alexandre Calder, Per Krohg, Hermine David, Pablo Gargallo, Mayo e Tono Salazar. Moise Kisling dipinse un famoso ritratto di Kiki intitolato Nu assis (nudo seduto). A Fernand Léger fece filmare il suo sorriso enigmatico nel film Ballet mécanique.
Souvenirs, la sua autobiografia scritta nel 1929 con introduzione di Hemingway, fu però proibita negli USA sino al 1996 per il suo linguaggio scabroso e i contenuti marcatamente anti-borghesi.
"Se siete stanchi dei libri scritti dalle signore della letteratura per entrambi i sessi, questo è un libro scritto da una donna che non è mai stata una signora. Per quasi dieci anni è stata a un passo dal diventare quella che oggi sarebbe considerata una Regina, il che, naturalmente, è molto diverso dall'essere una signora" (dall'introduzione di Hemingway del 1929).../...
Una donna molto indipendente, che anche in tempi difficili rimaneva bohemienne e positiva. Ho solo bisogno di una cipolla, un tozzo di pane e una bottiglia di vino rosso, e troverò sempre qualcuno che me li offre, scriveva nella sua autobiografia.
kiki de montparnasse allongée [web520]

Molto nota è la relazione amorosa che durò sei anni con Man Ray, di cui divenne la musa ispiratrice e che la dipinse e ritrasse in alcune celebri e "scandalose" (per l'epoca) foto. Nella foto per esempio Violon d'Ingres, che fece scandalo e che si trova attualmente al Getty Museum di Los Angeles, Man Ray sovrappose il fotogramma del suo corpo nudo ai segni ad effe del violoncello. Il corpo della donna diventa allora uno strumento da suonare, un concetto molto lontano dalle idealizzazioni classiche.

Kiki incontrò Man Ray ne 1921. A quanto racconta nella sua autobiografia, era seduta a un tavolino di un caffè assieme con un'amica; era senza cappello e il cameriere non la voleva servire. Gli disse: “Non ci vuole servire perché pensa che siamo due puttane?” Nel mentre si sfilò le scarpe e appoggiò un piede sul tavolo e un altro su una sedia. Alla scena stava assistendo un signore straniero. Era Man Ray, giunto da pochi giorni dagli Stati Uniti per unirsi al movimento dadaista, che subito la invitò a posare per lui....


All'inizio Kiki era riluttante, perché non aveva mai fatto da modella per un fotografo e temeva che la macchina fotografica mettesse in risalto i suoi difetti fisici. Poi tutto si appianò in una camera d'albergo, dato che la relazione amorosa iniziò subito, e "il primo pomeriggio non facemmo neanche uno scatto".
La relazione durò sei anni e Man Ray, diventato uno dei maggiori esponenti del dadaismo, la ritrasse in centinaia di foto. Nel frattempo Kiki si esibiva al Jockey, un locale notturno dove ballava il can can e cantava canzoni di dubbio gusto. Spesso ubriaca, si scordava le parole, ma il momento clou dello spettacolo era quando saliva su un tavolo e con la testa in giù alzava le gambe. Lo stupore era assicurato, in considerazione del fatto che Kiki non portava mai le mutande.
Man Ray era sempre presente, gelosissimo, e le liti scoppiavano di continuo. La picchiava davanti a tutti, e Kiki rispondeva sferrandogli calci, scagliandogli addosso piatti e bicchieri e reagendo in maniera plateale.

Nel 1940, quando Parigi venne invasa dai tedeschi, Kiki, ricercata dalla Gestapo per la diffusione di alcuni volantini, si rifugiò negli USA e non fece più ritorno a Parigi, perlomeno da residente.
Gli ultimi anni non furono però sereni. Kiki era ingrassata, malandata di salute, dipendente dalle droghe (venne coinvolta in un traffico di stupefacenti) e si era ridotta a leggere la mano ai clienti dei bistrot. Morì nel 1953 per complicanze dovute all'abuso di alcool e droghe. Ai suoi funerali, tenuti a Parigi, partecipò una folla commossa che accompagnò il feretro sino al Cimitero di Montparnasse.
La scritta sulla sua tomba dice "Kiki, 1901-1953, cantante, attrice, pittrice".







“Se siete stanchi dei libri scritti dalle signore della letteratura per entrambi i sessi, questo è un libro scritto da una donna che non è mai stata una signora. Per quasi dieci anni è stata a un passo dal diventare quella che oggi sarebbe considerata una Regina, il che, naturalmente, è molto diverso dall’essere una signora”. Le parole sono di Ernest Hemingway. Il libro di cui parla è Kiki, Souvenirs, volume di memorie apparso in Francia nel 1929 a firma di Kiki de Montparnasse, la donna che Man Ray ritrasse nella celebre immagine in cui posa di spalle, con la schiena nuda e segnata dai tipici tagli ad effe del violoncello.
Di Man Ray, Kiki de Montparnasse fu modella e musa ispiratrice. Frequentò il quartiere di Montparnasse a Parigi negli anni Venti, mentre la città viveva il suo periodo di più fertile creatività artistica. Conobbe Picasso, Modigliani e quella schiera di artisti (Kisling, Soutine, Calder, Utrillo) che allora barattavano con un pasto caldo opere che oggi sono nei più importanti musei del mondo. Con la sua penna tagliente, nei Souvenirs, Kiki seppe distillare aneddoti, personaggi, miseria, e creatività di quel momento d’oro dell’arte europea. In patria ebbe subito un successo strepitoso. Negli Stati Uniti la traduzione fu invece inserita nella lista dei libri proibiti insieme all’Ulysse di Joyce, ma la censura, anziché occultare il fenomeno, amplificò la curiosità del pubblico americano e ammantò i Souvenir di un’aura di leggenda.
Da poco meno di un anno quel volume è nelle librerie italiane col titolo Kiki de Montparnasse - Infinitamente prezioso (204 pagine - 16,50 euro), tradotto dalla casa editrice Excelisor 1881 con l’originale prefazione di Ernest Hemingway. Ora, per i tipi della stessa casa editrice, arriva anche la versione graphic novel con i disegni di Catel e la sceneggiatura di José-Louis Bocquet, che negli scorsi mesi è rimasta salda ai primi posti delle classifiche letterarie francesi; s’intitola semplicemente Kiki de Montparnasse (377 pagine - 24,50 euro).
Fra le pagine scorrono gli stessi aneddoti che la trasgressiva bohémien raccontava nei Souvenirs. Bastano i titoli dei capitoli per intuire la materia di quelle memorie: “Le mie prime elemosine”; “Cerchiamo di scroccare un bagno”; “Il mio primo contatto con la vita d’artista non ha avuto successo”; “Di nuovo servetta”; “Un altro tentativo mancato di perdere la mia verginità”; “Conosco la droga”. Poi le cronache delle sue serate con i surrealisti. I racconti dettagliati delle notti trascorse nei locali di Monmartre. I pettegolezzi su Ezra Pound, Tristan Tzara, Jean Cocteau.
Testimone di un tempo mitico, Kiki è stata anche e soprattutto una delle prime donne emancipate del Novecento. Oltre che per la sua bellezza e la sua indipendenza sessuale, si è imposta come icona per la libertà del suo pensiero e la schiettezza delle sue parole. Come quando racconta uno dei sui primi lavori a soli dodici anni: “Dopo uno o due mesi di consegne, vengo ammessa al laboratorio di legatoria! Il mio primo incarico mi ha subito entusiasmata. Si tratta della rilegatura del Kamasutra. Là dentro vi era di che farmi arrossire e titillare il mio interno coscia con movimenti simili a quelli delle ali di un uccello che non spicca il volo. Avevo l’impressione d’avere costantemente tra le cosce uno scaldino emanante un dolce calore che mi risaliva amabilmente in tutto il corpo e si diffondeva nel ventre” scrive nei Souvenirs “Proprio quel che mi ci voleva, a me che sin da bambina avevo il fuoco tra le gambe”.

fonte : http://blog.panorama.it/libri/2008/12/16/kiki-de-montparnasse-in-libreria-la-musa-di-man-ray/